Il nuovo logo di VercelliGiovani

Potrei raccontare dettagliatamente il metodo e le regole compositive che stanno dietro a un progetto come questo, ma non descriverebbe appieno quel teso flusso di idee in sospensione che si rincorrono, in cerca di una forma.
Mi intimorisce sempre un po’ affrontare il progetto del genere: sento sempre di avere conoscenze un po’ deboli in materia.
Ci era stato richiesto un “pittogramma”, detto in gergo tecnico: un simbolo che potesse identificare l’ufficio di VercelliGiovani, che fosse versatile anche come grafica stampabile su vari supporti. Una scadenza stretta ha aggiunto quel pepe che non poteva mancare. Quindi, tornando alla domanda iniziale: come nasce un logo?

 

Nel mio personale approccio alla progettazione, tutto inizia con un foglio di carta. Foglio dove le idee sono andate a stratificarsi in linee e segni, trasformandoli in wannabe Kandinsky o Picasso.
Io e Alice ci siamo confrontate un pomeriggio, davanti a un caffe al bar, tablet e carta alla mano. Abbiamo iniziato a incasinarli quei fogli, fissando in linee essenziali i concetti che volevamo comunicare.
“Cosa esprime guardando?”, “È essenziale?”, “Questa forma funziona con soli tre colori?
”Abbiamo macinato queste domande, cercando l’alchimia vincente. Alle linee intricare si sono aggiunti anche schizzi non previsti, manifestazione di protesta del cervello in sovraccarico.
Da uno di questi, Alice ha poi chiesto: “Ma perché non proviamo questo?”
Ha iniziato ad abbozzare sul tablet un profilo, un becco e un ciuffo.
Il risultato era simpatico. Abbiamo iniziato a giocare coi colori, aggiungere delle scritte, limare la forma, con le stesse domande-paletti nella testa che continuavo a ripetermi silenziosamente.
“Si, mi piace quest’uccellino”, ha affermato poi Alice.
“E se fosse un pulcino?” Ho esordito. “Il galletto segnavento è uno dei simboli familiari di Vercelli. Se questo pulcino identificasse i giovani vercellesi?” È la domanda che ho ripresentato alla revisione delle proposte, ed è stata il fattore vincente. Era quel qualcosa, la scintilla che cercavano. Scelto il concept, è iniziata la sfida vera: quella contro il tempo. Il refining è avvenuto in tempi brevi, e non sono mancate le modifiche all’ultimo minuto. Mi sono occupata di questa fase più tecnica: mentre semplificavo e cesellavo la forma, Alice creava delle varianti. Ecco che il pulcino diventava gotico, indossava un maglione a righe oppure uno scheletro pronto per Halloween. Mi innamoravo di ogni idea: potevano esser degli sticker, ed era un altro segnale che procedevamo sulla via giusta.

L’accoglienza degli altri volontari della versione finale è stata calorosa, ma non era evidente che alla nostra neo mascotte mancasse ancora qualcosa, e quella cosa è stata trovata da Martina. “Ma è il pulcino Giò!” Ha esclamato vedendolo quando ho consegnato i file all’ufficio dell’Informagiovani. “Guardalo, deve chiamarsi Giò, come “giovani”. Ha una faccia da Giò, è innegabile”. Ed è così che il nostro pulcino ha trovato un nome. Alla fine di questa storia, non era più solo una questione di trovare un logo.
Quando qualcuno di noi ha iniziato a metterci dentro qualcosa di suoi, come un nome, è divento qualcosa di condiviso, in una certa misura, e non più qualcosa solo legato a un processo tecnico ben strutturato.
È forse questo il senso del creare un’identità.

Ida Cirillo

 

Creare un logo non è mai qualcosa di semplice, soprattutto per chi non è abituato a pensare nell'ottica della sintesi.

Quando chiesero a me e alla mia collega Ida di elaborare qualcosa per rinnovare il logotipo di VercelliGiovani ci trovammo nella classica posizione di non sapere bene come fare: un'immagine che sintetizzasse tutta la miriade di attività? Molto difficile ma non impossibile.
Tra caffè e scarabocchi vari di bambini, note musicali, e buffi ghirigori non fu semplice ma nel marasma di omini abbozzati la forma acerba di un uccellino. Era lui la chiave di volta. Accantonammo tutte le precedenti idee e limammo quel che successivamente divenne un pulcino. Il pulcino.
Trovato l'elemento focale, un po' a scimmiottare teneramente il gallo del Sant'Andrea simbolo della "Vercelli Adulta", iniziò tutto il processo di scelta di colori e font, tra chiamate all'ultimo secondo, ripensamenti e aggiunte.
Nacque. Due teste e quattro mani erano riuscite in quello che pareva un ostacolo insormontabile, ricevendo l'amore di tutti quelli che lo videro stampato in maniera vivida su flyer e magliette.
Ringrazio ancora oggi tutti quelli che, direttamente e non, hanno collaborato allo sviluppo, sopportandoci e supportandoci in questo progetto veramente importante.

Alice Senia.

 

Wannabe Kandinsky/Picasso                              Varianti fantasiose
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