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Gialli archeologici

Il libro scelto questo mese ci porta nel mondo dei gialli e del mistero, con il notissimo romanzo “Assassinio sull’Orient Express” scritto da una delle più famose e talentuose autrici di questo genere: Agatha Christie.
Il famoso detective internazionale Hercule Poirot, dopo aver portato a termine con successo un delicato caso in Siria, decide di trascorrere qualche giorno da turista ad Istanbul, ma una lettera lo richiama subito a Londra per affari urgentissimi. Ed è solo quindi per una fortunata coincidenza che l’investigatore si ritrova a dover viaggiare sul mitico Orient Express che lo porterà fino a Calais. Durante il viaggio infatti il treno rimarrà bloccato nei Balcani a causa della neve, e la notte stessa si verificherà un efferato delitto che vedrà come vittima un ricco americano di nome Ratchett. Poirot inizia così le sue indagini, che coinvolgeranno i passeggeri del vagone-letto del treno, e che lo porteranno, attraverso una serie di indizi, testimonianze, e non pochi colpi di scena, alla ricerca del colpevole e alla brillante risoluzione del mistero.
Il confronto di questo mese appare a prima vista intricato quasi quanto uno dei casi del simpatico detective belga; quale corrispondenza si potrebbe infatti trovare fra un libro giallo ambientato su un treno e un Museo Archeologico? Come talvolta accade in questo tipo di romanzi la soluzione si è rivelata quella più evidente a dispetto dell’apparente difficoltà di questo “caso”. Infatti gli archeologi, che tra l’altro Agatha Christie conosceva bene essendo sposata in seconde nozze con uno di essi (celebre la sua battuta: “Sposatevi con un archeologo, più voi invecchierete più lui vi troverà interessanti”), possono essere paragonati a detectives che indagano sul mondo antico; spesso infatti al contrario di quanto si può pensare, non sono gli edifici più imponenti e gli oggetti più preziosi a permettere di ricostruire una società antica, ma piuttosto l’attenta analisi delle stratigrafie e dei piccoli dettagli che si possono rinvenire all’interno di esse; così ad esempio dei cocci che possono apparire senza importanza permettono di datare un sito nelle sue varie fasi. Non solo; una parte non indifferente del lavoro consiste, proprio come nelle indagini poliziesche, nell’incrociare i dati provenienti da fonti diverse (storiche, letterarie, topografiche, epigrafiche, numismatiche, ecc.) con quelli provenienti dallo scavo vero e proprio, al fine di avere una visione d’insieme il più possibile completa. Non manca poi tutta una parte dedicata ad analisi scientifiche effettuate in laboratorio le cui finalità possono essere delle più diverse: esse si possono svolgere su materiali, ad esempio per stabilire da quali metalli è composta la lega di una moneta, o per capire quale tipo di marmo è stato utilizzato per una statua arrivando a definire la cava di provenienza, o ancora su resti vegetali, per ricostruire la dieta nel caso del rinvenimento di silos, pozzi, focolari o fognature, oppure per determinare l’aspetto dell’ambiente in antico come nel caso delle analisi sui pollini. Non possiamo poi tralasciare i metodi usati per le datazioni, il più famoso dei quali è il carbonio 14 applicabile ai resti organici; altre analisi utilizzate sono ad esempio il metodo potassio-argon, per le rocce, e la termoluminescenza, per la ceramica. Infine altra fonte preziosa di informazioni sul modo antico, proviene dalle necropoli. Così come i medici legali nei libri gialli forniscono informazioni preziose sulla vittima, gli archeologi specializzati in antropologia fisica ci forniscono dati preziosi sulle antiche popolazioni, come l’età media, l’aspetto, la corporatura e lo stato di salute o al contrario la presenza di determinate malattie o periodi di carestia. L’esame dei singoli corpi poi rivela dati importanti sull’individuo; la causa della morte, la presenza di traumi legati a episodi violenti o lavori usuranti (e le relative possibilità di guarigione), ci dicono molto su queste persone. Anche i corredi funerari, quando presenti, hanno molto da raccontare; essi possono dirci del livello sociale o del lavoro svolto dal defunto, o stabilirne il sesso e l’età quando non è possibile analizzare il corpo come nelle sepolture a cremazione.
Quest’ultimo metodo di indagine è applicabile anche qui al MAC; nella sala delle necropoli, infatti, è possibile ricostruire l’identità di alcuni antichi vercellesi attraverso i loro corredi. In particolare tre sepolture ci svelano indizi importanti: in una di esse sono presenti le suole chiodate di un antico tipo di calzatura, la caliga, utilizzata per la sua robustezza soprattutto dai soldati, e ciò permette di ipotizzare che l’uomo a cui appartenevano doveva aver prestato servizio nell’esercito. La seconda tomba, femminile questa volta, comprende una collana molto particolare, composta da vaghi diversi fra loro, tutti però pregni di significati rituali; In questo caso è stato supposto che la donna fosse una saga, ossia una specie di maga indovina, o una lupa, donna dedita alla prostituzione, come indicherebbe anche la presenza nel corredo di una lucerna con scena erotica. Per ultimo vi è poi un corredo appartenuto ad una giovane donna nel quale è presente un oggetto che facilmente può sfuggire all’attenzione, ma in realtà molto indicativo. Si tratta di uno stilo, strumento utilizzato dai romani per scrivere sulle tavolette di cera. Questo, oltre a rivelarci la capacità di leggere e scrivere di questa fanciulla, ci permette di dire che doveva appartenere ad una famiglia di ceto medio-alto, e sicuramente di mentalità molto aperta, poiché un tempo le donne capaci di scrivere erano molto poche e soprattutto malviste dalla società.

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