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Al MAC fra Umpa Lumpa e Pigmei

I confronti di questo mese ci portano nel dolce mondo de “La fabbrica di cioccolato”, del noto autore per ragazzi Roald Dahl. Il romanzo, come tipico del genere per l’infanzia, si propone come un’avventura dai tratti comici e leggeri, mantenendo comunque sempre un fondo costante fatto di piccole lezioni morali, in particolare rivolte ad alcuni comportamenti scorretti che si possono ravvisare normalmente fra i bambini.
La storia racconta di una fabbrica di cioccolato e del suo eccentrico proprietario, Willie Wonka, che decide di inserire all’interno di cinque delle sue famose tavolette di cioccolata dei biglietti dorati che consentiranno ai fortunati che li troveranno una visita allo stabilimento, oltre che una scorta a vita di dolciumi. Inizia così l’avventura di cinque bambini e dei loro accompagnatori, alla scoperta delle stranezze contenute in essa.
Anche questo mese i volontari delle biblioteche hanno scelto un libro nel quale non è sicuramente facile trovare dei confronti con un museo, soprattutto se incentrato sull’archeologia romana, visto che l’argomento principe del libro, il cioccolato, verrà introdotto soltanto dopo la scoperta dell’America nel 1492, quando anche l’ultima eredità dell’impero romano, ossia l’impero bizantino, era già caduto da qualche decennio con la presa di Costantinopoli nel 1453.
Nonostante questo non bisogna cadere nell’errore di pensare che le popolazioni antiche fossero entità immobili, confinate nei loro territori e prive di velleità nel campo delle esplorazioni verso terre ignote; a partire dal VI sec. a.C. si diffonde, ad esempio, una particolare pratica esplorativa, quella dei peripli, viaggi marittimi intrapresi allo scopo di descrivere le coste e le isole, i più ambiziosi dei quali saranno volti in particolare verso le coste oceaniche dell’Africa nel tentativo di completarne la circumnavigazione, obiettivo che venne raggiunto con successo dalla spedizione di navi fenicie organizzata dal faraone Neco II (609-594), partita dal Mar Rosso e tornata nel Mediterraneo passando dalle Colonne d’Ercole dopo un viaggio di tre anni. Nelle opere degli esploratori e dei geografi dell’antichità si possono anche trovare le descrizioni delle popolazioni incontrate durante i viaggi, ma non solo: anche molte opere letterarie legate alle peregrinazioni degli eroi come ad esempio i nostoi (i ritorni in madrepatria dei guerrieri greci dopo l’assedio di Troia) sembrano contenere al loro interno indicazioni di carattere geografico ed etnografico, probabilmente ricordo di esplorazioni più antiche di quelle che abbiamo citato; ed è proprio nell’Iliade che possiamo trovare la più antica menzione di una leggendaria popolazione che è il soggetto del confronto di questo mese, i pigmei, che fra i reperti del Museo Archeologico compaiono raffigurati su una coppa intenti a combattere delle gru.
Proprio come gli Umpa Lumpa, ingaggiati da Wonka per lavorare nella sua fabbrica, sono un popolo di piccole creature provenienti da una remota isola del Pacifico; i pigmei vengono descritti dai greci come una razza di uomini particolarmente bassi, variamente collocati, a seconda dell’autore, in Africa nella regione delle sorgenti del Nilo o in India. Secondo la mitologia essi erano in perpetua lotta con le gru, che stagionalmente si avventavano a distruggere le messi, portando morte e distruzione. Molti sono i poeti e gli scrittori che citano questo mito, che, come spesso succede, conta di innumerevoli versioni e particolari diversi; una delle principali, ripresa anche da Ovidio nelle sue Metamorfosi, racconta che presso i pigmei abitava una ragazza bellissima, Gerana, la quale per gli onori divini che riceveva diventò tanto superba da arrivare a paragonarsi agli stessi Dei. Fu così che per punizione Era trasformò la fanciulla in una gru, ed essa, cercando assieme agli altri uccelli di recuperare il figlio rimasto fra i pigmei, si attirò il loro odio, dando così il via alla guerra.
In campo artistico le raffigurazioni di pigmei compaiono sulle produzioni più svariate; dalla pittura, come quella ricordata da Filostrato nella quale essi si cimentano nella cattura di Eracle addormentato dopo il suo scontro con Anteo, venendo però a loro volta “messi nel sacco” dall’eroe, che li raccoglie facilmente nella sua leontè una volta ridestatosi, a mosaici di soggetto nilotico, come il fregio di una domus di Privernum della quale decorava la soglia del tablinio. Anche nel campo della gioielleria di età romana sono presenti in molte incisioni su corniola, sardonica o paste vitree, rappresentati nella classica lotta contro le gru, a cavallo dei più diversi animali, o in scene di genere. Infine esempi di fregi con Geranomachie si possono ritrovare frequentemente nelle produzioni ceramiche greche a partire dall’età arcaica, alcune delle quali anche molto importanti, come un aryballos di Nearco conservato al Metropolitan di New York o sul celeberrimo cratere François del vasaio Ergotimos e del pittore Kleitias, entrambe le opere databili attorno al 570 a.C., fino ad arrivare alle produzioni romane, come testimoniato anche a Vercelli dalla nostra coppa in terra sigillata semplice proveniente da un corredo funebre, nello specifico quello della tomba n.40 della necropoli situata in Corso Prestinari.

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