#IORESTOMANCANTE

Qualche giorno fa stavo vagando su Youtube, alla ricerca di qualche nuova canzone o di qualsiasi altra cosa che mi intrattenesse. Ad un certo punto ho trovato una playlist che mi ispirava, l’ho aperta e ho iniziato ad ascoltare i primi tre singoli, tutti di cantanti che ormai potremmo definire “vintage”. Proseguendo nell’ascolto mi sono resa sempre più conto che tutti quei brani avevano un tema in comune, espresso in chiave diversa (ma sempre quello era): la mancanza.

I cantautori davano sfogo alle loro pene d’amore, lamentandosi dell’assenza della donna/uomo amata/o; altri urlavano all’universo la loro solitudine, il loro sentirsi incompresi e quindi arrabbiati; altri ancora confessavano il dolore provocato dall’assenza di genitori morti prematuramente. Allora, dopo qualche minuto di ascolto, mi è sorta una domanda: e se loro, dall’esistenza, avessero avuto tutto? Se non si fossero mai sentiti soli, mancanti di qualcosa o di qualcuno, sarebbero mai riusciti a scrivere queste canzoni? Io credo di no. Sappiamo tutti che per ragioni artistiche spesso si attuano delle finzioni narrative, ma è altrettanto vero che c’è sempre un fondo di verità quando si parla di sentimenti ed emozioni. Penso che senza quelle mancanze Vasco Rossi, ad esempio, non avrebbe mai scritto “Anima Fragile”, canzone dedicata al padre morto; lo stesso vale per “Loosing My Religion” dei R.E.M. e per "Quello che non ho" di Fabrizio De Andrè. Esistono però anche esempi cinematografici: è il caso della serie tv "Ugly Betty", che racconta la storia di una giovane, intelligente ed ambiziosa donna alquanto bruttina ed impacciata. Grazie al suo aspetto poco curato viene però assunta dal proprietario della rivista "Mode", affinché diventi l'assistente del figlio, un don Giovanni perennemente distratto dalle belle donne che lavoravano per quella rivista. Vediamo quindi come Betty, né ricca né bella (e oltretutto di origine latina) ma capace, costante e perseverante, riesca nel corso di 4 anni a farsi strada all'interno della rivista. Se  non fosse stata bruttina, probabilmente non sarebbe mai stata assunta a Mode; vediamo quindi che anche una mancanza (cioè quella della bellezza) può tornare utile se saputa sfruttare in maniera intelligente. Inoltre Betty, proprio perché proveniva da un contesto differente rispetto a quello dei suoi colleghi, era molto ambiziosa e decisa ad emergere, ma pur sempre con l'onestà che la connotava.  Quindi, ciò che voglio dire è che, senza la mancanza, nessuno di noi sarebbe spinto ad agire, a migliorare, cambiando la propria vita in meglio. Se avessimo realmente tutto, se fossimo perfetti sia fisicamente sia intellettualmente, saremmo come morti perché non avremmo bisogno di vivere, cioè di sbagliare, capire, riprovare, creare. Quel che però oggi si insegna, specie ai più giovani, è di puntare sempre al massimo, ad avere tutto: essere ultra-specializzati, sposarsi, avere dei figli, avere molto denaro, un lavoro che piaccia, vedere il mondo, essere felici, avere la salute, ecc; non una sola (massimo due) di queste cose ma tutte assieme! Non dico di non essere informati e nemmeno di rinunciare ad avere una famiglia o un bellissimo lavoro, tantomeno di gioire quando ci si ammala; semplicemente penso che ottenere tutto ciò – in una sola vita – sia utopistico, bellissimo ma forse anche non funzionale perché, se avessimo tutto ciò (e altro) smetteremmo di conoscere noi stessi. È la mancanza il nostro carburante, che ci fa scoprire aspetti di noi che non avremmo mai creduto di avere. A chi piace non avere quello che hanno tutti gli altri? Chi gioisce di perdere i genitori o di essere lasciato dalla moglie, dal marito, dalla fidanzata o dal fidanzato? Nessuno, è indubbio. Però è proprio il “non avere” che ci aiuta, ognuno poi sa in che cosa. Durante la quarantena, ad esempio, siamo tutti stati costretti a vivere e sopportare delle mancanze; eppure penso che qualcosa tutti ne abbiamo tratto, anche se all’apparenza sembra che il mondo sia tornato alla “normalità”. Io ho notato questa cosa: domenica 7 giugno il museo dove svolgo il Servizio Civile (MAC) ha riaperto; le persone che sono entrate, prenotando o meno la visita, erano tutte affamate di conoscenza più del solito. Magari è una mia suggestione ma a me è parso di percepire che i musei fossero loro mancati. Quella “foga” che nasce dal sentirsi negato un oggetto, un luogo, una condizione o una persona è ciò che genera in noi la passione, e senza passione non si fanno che pochi metri in questo grande e misterioso cammino che è la vita. 

-Bibliografia e filmografia:

https://www.giornalistaletterario.it/recensioni/erich-fromm-avere-o-essere-le-due-diverse-modalita-dellesistenza/ 

https://fazieditore.it/catalogo-libri/villette/ 

https://bit.ly/2Yr5zf1 (Federico Fellini, "La strada")

https://bit.ly/3cS5CpC (Emanuele Crialese, "Respiro") 

https://bit.ly/3dWcO5c (Eugenio Montale, "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale")

 

VERCELLI GIOVANI

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