MAGIA E RELIGIONE: IL CASO DI GIUSEPPE BELLUCCI

C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo; c’è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l’interno di un’anima.
(Victor Hugo, I miserabili)

Cosa rende la vita degna di essere vissuta? Cosa permette a uomini e donne di avere un’esistenza piena e quindi di sentirsi vivi interiormente? A questi interrogativi ognuno è libero di rispondere come meglio crede, a seconda della propria esperienza, educazione, vocazione e indole. Un aspetto indubbiamente importante è quello della spiritualità. Spesso quando si parla di “spirito” viene in mente la religione ma con questo termine si possono intendere molteplici cose; la religione è solo una delle tante e non sempre avere fede o credere in un dio equivale ad avere una propria spiritualità (anzi!). Questo termine ha quindi un’accezione decisamente più ampia. Penso che la spiritualità non derivi solo dalla necessità di trovare un senso alla vita e alla morte: essa può anche nasce dal desiderio di conoscere meglio sé stessi e il mondo che ci circonda. Così fece, ad esempio, Albert Einstein (ma potremmo citare tantissimi altri uomini e donne): nelle sue ricerche riguardanti la relatività ha infatti seguito una sua personalissima forma di spiritualità, legata dalla volontà di comprendere meglio la realtà. Così fece Emily Dickinson quando scrisse le sue poesie. Così facciamo noi tutti ogni qualvolta cerchiamo di realizzare qualcosa in cui crediamo o nei confronti del quale siamo spinti da forze sotterranee che spesso chiamiamo "destino". La spiritualità è dunque nata con l’avvento dei primi ominidi, ossia circa 7 milioni di anni fa. Dal momento in cui gli esseri umani hanno iniziato a realizzare piccole o grandi comunità, a riflettere e a voler progredire, contemporaneamente si sono fatte strada forme di spiritualità differenziate, comprendenti anche culti dapprima animistici e via via sempre più articolati. Alberi, montagne, fiumi, vento, mari, pietre, rocce ma anche fenomeni atmosferici, stelle, pianeti, si sono trasformati in divinità da temere e venerare per poter sopravvivere e soprattutto per dare una spiegazione ai molteplici aspetti della natura che non si potevano comprendere e quindi controllare. La conseguenza fu la nascita dei miti, in un primo momento tramandati oralmente e in seguito messi per iscritto. 

Agli albori ogni civiltà era impregnata di credenze religiose e magiche. Fu però con il Cristianesimo che si venne a creare una frattura tra magia e religione, anche se in realtà i ceti popolari (soprattutto nelle campagne) continuavano a praticare riti “pagani” e, contemporaneamente, ad andare in chiesa. L’avvento dell’Età Moderna, e di conseguenza lo sviluppo delle scienze, portò aria di cambiamento anche se in realtà si dovettero attendere i secoli XIX e XX (specie nei paesi occidentali) per vedere il prevaricare della scienza sulla magia e sulla religione. Nel XIX secolo iniziarono a prendere piede studi etnografici e antropologici, soprattutto  rivolti a quei paesi che erano rimasti al di fuori dell’orbita delle rivoluzioni industriali.  

Di tali studi si appassionò un personaggio che io reputo fuori dal comune: Giuseppe Bellucci (1844-1921, Perugia). Insegnante di Chimica e Rettore presso l’Ateneo perugino, il Bellucci si avvicinò per puro caso alle ricerche su magia e religione. Fu l’archeologia a spingerlo verso quella direzione: egli infatti andava cercando reperti del Paleolitico/Neolitico per accrescere la sua collezione; sapeva che i contadini delle campagne umbre ne possedevano parecchi e quindi cercò di acquistarli da loro. Questi però spesso si rifiutavano o li cedevano solo dopo lunga contrattazione. Fu così che il Bellucci iniziò a domandarsi come mai queste persone avessero così tanto a cuore quegli oggetti, dei quali nemmeno conoscevano l’origine storica. Fu in quella circostanza che egli scoprì la reale funzione di tali reperti: erano amuleti. Le punte di freccia in selce, ad esempio, secondo la credenza popolare, non erano altro che la materializzazione delle saette cadute sul terreno; invece le accette levigate in pietra verde erano associate ai fulmini. I contadini non volevano venderli allo studioso perché li ritenevano magici in quanto avevano il potere di proteggere dimore e persone dai fulmini. Ecco che quindi questi oggetti venivano appesi all’interno o all’esterno delle abitazioni oppure venivano indossati, spesso come ciondoli. Allo stesso modo esistevano amuleti (così come pratiche cultuali) contro la grandine, per propiziare la nascita di figli, il parto, l’allattamento, per legare a sé la donna o l’uomo amato, per proteggere i bambini dalle malattie e dalle fatture, ecc. Alcuni di questi amuleti sono esposti presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria a Perugia dal 2000. 

Inoltre Bellucci fece ricerche e realizzò materialmente delle comparazioni tra gli amuleti della sua epoca e quelli antichi (falli, crescenti lunari, campanelli, chiodi, conchiglie, denti e ossa animali etrusco-greco-romani), europei ed extraeuropei. Tali comparazioni sono molto interessanti perché ci mostrano la sua (e di moltissimi uomini dell’Ottocento) mentalità evoluzionistica: l’obiettivo era infatti quello di dimostrare quanto i ceti bassi avessero in comune con i popoli del passato, realizzando così un collegamento tra “primitivi”. Esistevano cioè popoli o gruppi sociali contemporanei meno evoluti e quindi in più stretta relazione con gli antichi, che di conseguenza condividevano con questi ultimi pratiche e credenze pagane. Questa visione oggi è chiaramente superata ma risulta ugualmente affascinante e degna di considerazioni prive di giudizi -ricordiamo infatti che ciascuno è figlio della propria epoca. Lasciamo dunque da parte i pregiudizi e concentriamoci sull’importanza e la novità delle ricerche bellucciane, consapevoli di alcune carenze metodologiche. 

Egli infine studiò in modo sistematico anche gli amuleti di guerra: molti di essi contenevano oggetti connessi alla morte, quali frammenti di ossa di uomini morti in guerra, chiodi di bara, indumenti imbevuti di sangue, ecc. Ciò che lo colpì fu il frequente riferimento alla morte piuttosto che alla vita, associazione voluta probabilmente per scopi scaramantici, come a dire che “se indosso qualcosa che ha a che fare con la morte, allora la allontano”. Perché? Non saprei ma mi viene in mente un detto popolare che riguarda i sogni, e che reputo molto affine: “se sogni la morte di una persona cara, allora significa che le stai allungando la vita”. 

Ciò che appare più evidente dai lavori di Bellucci è la tendenza ad occuparsi di sincretismo, cioè della fusione di elementi magico-religiosi. Un esempio può essere quello della ranocchia seduta su un crescente lunare inscritto (“Jesus + Maria”), in cui due soggetti pagani si mescolano a due soggetti (inscritti) cristiani. Tutte queste ricerche lo hanno reso già nell'Ottocento un personaggio insolito e degno di attenzione a livello internazionale, quando difatti espose il frutto delle sue fatiche in diverse occasioni: a Lisbona (1880), Milano (1881), Firenze (1884), Parigi (1889 e 1900), Torino (1898), Roma (1905, 1911, 1912), Lons-le-Saunier (1905) e Neuchatel (1914). Le sue ricerche risultano quindi interessanti non solo per poter osservare oggetti dalle fogge più strane (circa tremila amuleti!) ma soprattutto perché consentono di ottenere informazioni utili a comprendere le credenze e le pratiche rituali ad esse connesse. Bellucci, parimenti al nostro Luigi Bruzza, non è stato quindi meramente un collezionista ma uno dei primi antropologi che provò ad adottare un metodo scientifico alle sue ricerche, finalizzate a scoprire i reconditi meccanismi del comportamento umano. Tutti questi elementi fanno di lui un personaggio all'avanguardia, che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto. 

 



Saggi scritti da Giuseppe Bellucci:

 1.“La grandine nell’Umbria, con note esplicative e con 11 illustrazioni”, 1903

2.“Il feticismo primitivo in Italia e le sue forme di adattamento, con 74 illustrazioni”, 1907

3.“Un capitolo di Psicologia Popolare: gli amuleti, con 36 illustrazioni”, 1908

4.“Parallèles ethnographiques. Amulettes. Libye actuelle-Italie ancienne. Avec 58 figures”, 1905. 

5.“I chiodi nell’Etnografia antica e contemporanea, con 64 illustrazioni”, 1919

6.“Folk-lore di Guerra, con 3 illustrazioni”, 1920

7.“I vivi ed i morti nell’ultima guerra d’Italia. Studio folklorico”, 1920

 

Approfondimenti bibliografici:

-http://www.loppure.it/il-pensiero-magico-una-prospettiva-antropologica-2/

-https://www.bollatiboringhieri.it/libri/sigmund-freud-totem-e-tabu-psicologia-delle-masse-e-analisi-dellio-9788833922546/

-http://www.chartasporca.it/totem-e-tabu/ 

-https://journals.openedition.org/belphegor/456

-https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=9472 

-https://www.amazon.it/Inconscio-occultismo-magia-Carl-Gustav/dp/8840301461 

-https://www.richardhodges.net/single-post/2018/02/12/‘The-Dustbin-of-history’---The-Bellucci-collection-Perugia 

-https://www.academia.edu/33805388/Amuleti_antichi_e_moderni_della_Collezione_Pansa 



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