Una lunga storia d'amore

Un mistero (risolto) che appassiona da secoli curiosi, scienziati e studiosi. 
Volete scoprire la tragica storia d’amore tra Bianca Cappello e il Granduca Francesco I?

La grande tela di Stefano Ussi (Firenze, 1822-1901) è stata oggetto di uno dei nostri approfondimenti per la rubrica “Ti racconto un’opera..”, occasione nella quale anch’io ho potuto appassionare alla storia alcuni visitatori!

Il dipinto si intitola “Bianca Cappello presenta al granduca Francesco I di Toscana gli ambasciatori della repubblica veneta”, è ambientato nella seconda metà del 1500 alla corte medicea ed è l’opera di più grande dimensione tra quelle acquistate da Antonio Borgogna durante la sua attività collezionistica.
Dopo una prima realizzazione la tela venne modificata per volere del pittore e l’opera rimase per molto tempo nello studio di Ussi.
Il dipinto venne infine concluso su commissione di Antonio Borgogna, che era appassionato alla vicenda di Bianca Cappello e volle acquistare l’opera.

Ma chi è Bianca Cappello? 
Bianca è una nobile veneziana discendente da una prestigiosa famiglia della Serenissima, i Cappello (il cui stemma è intagliato nell’angolo destro della cornice dorata).
Di lei si invaghisce un suo giovane concittadino, Pietro Bonaventuri, che le fa credere di far parte di una ricchissima famiglia: i due fuggono da Venezia dopo un matrimonio frettoloso e approdano a Firenze, dove Bianca scopre di essere stata raggirata. Nel frattempo viene emesso un provvedimento di rientro forzato per entrambi con relativo scandalo nelle due città. Bianca ha solo 15 anni!

L’allora Granduca di Toscana Cosimo I decide di dare protezione alla coppia di sposi e così Bianca incontra il figlio di Cosimo, Francesco, che subito si innamora di lei.
Quest'ultimo sposa Giovanna d’Asburgo un volta divenuto Granduca, ma si tratta di un matrimonio politico.
Francesco inizia così una relazione clandestina con Bianca; la assume a corte e le fa dono dell’edificio conosciuto oggi come palazzo Bianca Cappello, fa di tutto per averla più vicina a sé. Ma Bianca è pur sempre una nobildonna in terra straniera e non viene accettata né dal popolo né dalle alte cariche, soprattutto dal cardinale Ferdinando, fratello di Francesco, che la accusa di aver assassinato l’unico figlio maschio del Granduca, di soli quattro anni.
Accuse e misteri si infittiscono ancor più dopo l’ambiguo assassinio del marito di Bianca e la morte di Giovanna d’Austria, in seguito ad una caduta dalle scale mentre era incinta dell’ottavo figlio.

Finché morte non ci separi
Rimasti entrambi “casualmente” vedovi, i due amanti possono convolare a nozze ed il 12 ottobre 1579 rendono ufficiale la loro relazione.
Che sia dotata di certe arti magiche?” si mormora, “come può assicurarsi la fedeltà di Francesco senza ricorrere alla stregoneria?”. Questi sono i pensieri che si aggirano alla corte medicea e che contribuiscono a peggiorare la reputazione della donna.
Nonostante ciò Bianca affianca imperterrita il suo amato, dimostrandosi una Granduchessa colta e raffinata, ormai amata dal popolo veneziano, che data la popolarità raggiunta la chiama adesso “la carissima figlia di Venezia”.
Questa bella favola è però destinata a concludersi in tragedia.
Nove anni dopo il matrimonio la coppia viene invitata in occasione di una battuta di caccia nella villa medicea di Poggio a Caiano. Dopo la cena entrambi accusano forti dolori e vengono colti da una tremenda febbre: seguono svariati giorni di agonia ed infine la morte.

Questo triste epilogo viene subito messo in cattiva luce dalla presenza del cardinale Ferdinando: è possibile che abbia assassinato il fratello e la cognata? Certo questo evento avrebbe eliminato la sua principale antagonista ed assicurato il passaggio del potere del Granducato nelle sue mani.
Si concludono frettolosamente le autopsie dei coniugi, dichiarati deceduti per malaria e presto seppelliti. Subito dopo il nuovo Granduca approva la damnatio memoriae, eliminando qualsiasi testimonianza della presenza della Granduchessa a corte, come i ritratti, le monete che la raffigurano e facendo cancellare ovunque lo stemma della famiglia Cappello.

Malattia o omicidio? 
Luce sulla vicenda è stata fatta recentemente, grazie ad alcune analisi sui resti di marito e moglie.
Mentre le analisi condotte nel 2004 hanno evidenziato tracce di arsenico nei fegati di entrambi, avvalorando l’ipotesi di avvelenamento, nel 2011 la scienza medica ha confermato la morte per malaria. L’arsenico era infatti utilizzato per la conservazione dei tessuti organici e non era imputabile come causa della morte.

Sarà davvero l’ultimo colpo di scena? 
Questa storia venne ripresa per molti secoli a seguire, diventando un soggetto di revival artistico, teatrale e letterario molto amato.
Stefano Ussi nel suo dipinto del Museo Borgogna riprende questa storia tanto amata, ritraendo la coppia di amanti che si scambiano uno sguardo d’intesa e affetto; è il giorno delle loro nozze ufficiali e in questo modo hanno la possibilità di vivere eternamente il loro amore.

 

Nadia Marchese

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