LA REALTÁ E L’ILLUSIONE

ʺÈ Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra che egli prende per un serpenteʺ. A. Schopenhauer.

Un uomo si sveglia ogni mattina volgendo per prima cosa lo sguardo alla finestra della sua cucina: spiaccica il naso contro il vetro e inizia a osservare le macchine, le persone, gli alberi, i negozi, il cielo, i palazzi. Fissa tutto quello che ha davanti a sé. L’uomo si sta domandando se quello che vede esista realmente, se non sia un’illusione. Egli sente dentro di sé che c’è qualcos’altro oltre quelle macchine, quelle piante, quel cielo, quei palazzi. Percepisce che oltre la materia e l’apparenza si trovi la vera essenza della vita: la realtà. Prende in mano una tazzina color bianco-latte e si versa del caffè dalla caffettiera: quegli oggetti che ha sempre avuto in casa e che prende in mano da quasi dieci anni – sempre gli stessi, forse solo un po’ più consunti - iniziano ad apparirgli diversi, finti, privi di consistenza. È una percezione che gli balena nella testa per una frazione di secondo ma sufficiente a insinuargli il dubbio. L’uomo capisce che ha vissuto nella finzione per tutta la propria vita, circondandosi di cose non realmente esistenti in quanto non reali. E allora si domanda che cosa sia la realtà e soprattutto dove la si possa trovare. La si può davvero trovare? Inoltre, non sarebbe meglio continuare a vivere come aveva sempre fatto, cioè senza porsi troppi problemi? I suoi amici gli direbbero che la curiosità non porta altro che guai. Ora però è davvero stanco. Non ha chiuso occhio per buona parte della nottata e farà sicuramente tardi a lavoro. Ultimamente non riesce a prendere sonno ma deve uscire di casa, imboccare Street Kloud sperando di non restare bloccato nel traffico.

 

L’uomo in questione potrei essere io, potresti essere tu oppure il tuo migliore amico, tua cugina, la tua vicina di casa, il tuo insegnante di matematica, tuo padre, tua madre, persino il tuo cane se solo fossi in grado di leggergli nella mente. Potrebbe anche essere Neo, il protagonista della (quasi) quadrilogia “Matrix” delle (ormai) sorelle Wachowski; anzi, è proprio lui l’uomo che non riesce a prendere sonno, che è tormentato da una serie di domande che lo condurranno a scoprire la verità sul mondo dove ha vissuto fino a quel momento, a scoprire matrix e a lottare per liberare l’umanità dal giogo delle macchine. L’aspetto a parer mio più affascinante di questa storia è la scelta davanti alla quale viene messo Neo (interpretato da Keanu Reeves) ad opera del misterioso Morpheus, capo della lotta partigiana: pillola rossa per conoscere la verità, pillola blu per continuare a vivere nell'illusione. Neo sceglie la prima, trovandosi catapultato in un mondo oscuro, fatto di guerre e di assenza di piacere ma vero, privo di inganni; inoltre apprende di star vivendo nel XXII secolo e che Matrix non è altro che una riproduzione del mondo del XXI secolo creata dall'I.A. Per poter combattere il nemico Neo viene sottoposto ad una full immersione riabilitativa (tutti i muscoli del suo corpo vengono ricostruiti); inoltre un computer, al quale è collegato tramite dei cavi, gli carica nella mente una serie di programmi per riuscire a sconfiggere gli Agenti-Sentinelle, coloro che come degli antivirus proteggono Matrix dalle intrusioni dei partigiani. Neo quindi rinuncia al mondo dove aveva vissuto fino a qualche minuto prima, quello che osservava dalla finestra della sua cucina, che viveva in prima persona andando al lavoro, pagando le tasse, uscendo con gli amici, mangiando nel ristorante preferito. La sua è una scelta difficile, coraggiosa perché prevede la totale rinuncia al piacere e quindi all’illusione della felicità. Morpheus crede ciecamente che Neo sia l'Eletto, colui che secondo l'Oracolo (incarnato da una anziana signora che abita in uno squallido palazzo di periferia) potrà riuscire a entrare come un hacker in matrix per bloccare la realtà virtuale, sconfiggendo le macchine create dall'intelligenza artificiale nel XXI secolo. 

 

La decisione di Neo mi conduce a una riflessione: è giusto obbligare gli altri a svegliarsi dal torpore dell’inganno? È giusto costringerli a guardare in faccia la crudele realtà, a squarciare il velo di Maya? In fondo Morpheus non voleva altro che questo, pur consapevole del fatto che la maggior parte delle persone non sarebbe stata pronta ad abbandonare matrix. Egli però fondamentalmente voleva privare uomini e donne della possibilità di vivere in un mondo fasullo (secondo i partigiani) ma vero (secondo gli umani di matrix). Quindi la risposta alla domanda avanzata poco fa è no, perché non tutti sono pronti a vedere, in un dato momento della loro vita, ciò che non vogliono o riescono a vedere; per ogni cosa c’è un tempo giusto che non va forzato.

Al contempo penso che una vita fatta solo di “pillole rosse” sia davvero grigia e priva di consistenza; conoscere il vero è moralmente giusto ma non sempre è forse il caso di conoscere per intero la verità. L’illusione, la magia, il sogno infatti ci rendono più umani e meno macchine, più esseri fatti di emozioni, di credenze, di speranze, forse meno coscienziosi e seri ma un pizzico più felici. Per tale ragione io avrei creato una terza alternativa: una pillola metà rossa e metà blu perché non c’è cosa migliore al mondo (e più difficile da raggiungere) dell’equilibrio delle cose. 

 

VERCELLI GIOVANI

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